Il racconto breve “Ghigo a Caporetto” rientrato tra i finalisti del Premio Dante Arfelli, la cui cerimonia di premiazione è prevista domenica 2 marzo a Bertinoro.
“Ghigo a Caporetto” è una storia nata dal diario del bisnonno di un caro amico, Stefano, che mi ha dato la possibilità di leggerlo e studiarlo. Una storia di prigionia partita da Caporetto e dal Monte Nero, e comune a migliaia di soldati italiani. Durante la grande offensiva dell’esercito degli austro-ungarici di fine ottobre 1917 furono catturati infatti trecentomila soldati italiani a seguito di una delle più grandi disfatte della storia militare.
“Ghigo a Caporetto” racconta il momento preciso della disfatta, quando il protagonista era un elemento della salmeria degli Alpini e stava contribuendo, con il suo lavoro, a rifornire le armate di munizioni con l’aiuto di un mulo.
Una storia che fa riflettere sulla guerra, sull’assurdità di alcuni comandi, sulle strategie militari dettate dall’alto ma anche una considerazione sull’uso degli animali in battaglia, un argomento poco conosciuto ma che merita di essere approfondito.
Francesco Bianchi
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