Concorso letterario “La via delle Muse” II edizione , il monologo scritto da me e ispirato al libro “IL CORAGGIO DEI VINTI” vince il Premio Erato.

Premiazione il 12 luglio a Messina presso il Salone delle Bandiere del Palazzo comunale – h.16:00.

Ecco il testo in versione integrale:

Buona domenica Annibale! Un’altra domenica senza i nostri tre figli, senza la nostra amata prole, senza i loro sguardi, le loro bocche, i loro gesti.

Mettiamoci a tavola ti prego Annibale e rendiamo grazie al Signore anche senza di loro, anche se non abbiamo davvero un motivo per rendere grazie, a meno che non siano ancora tutti vivi e in salute, ma questo non lo sappiamo.

Come possiamo andare avanti così Annibale?

Io mi sforzo e mi impegno nell’andare avanti, nel non pensare quanto ci manchino i nostri ragazzi ma la verità è che mi mancano, mi mancano visceralmente, mi mancano come se non avessi più aria, mi mancano come se mi mancassero le gambe e le braccia.

Diciamoci la verità Annibale: non riusciamo più ad andare avanti soli; io e te; tu e io!

Il fattore ci chiede la stessa produzione di quando c’erano loro ma non è possibile, non è proprio possibile! Tra poco ci darà lo sfratto e non sapremo proprio dove andare… ma non voglio essere pessimista Annibale. No, oggi no!

Dove saranno i nostri figli oggi? Riusciranno a fare un pasto decente visto che è domenica? Saranno vivi e vegeti oppure saranno morti? O saranno stati feriti in questa maledetta guerra che nessuno voleva se non il Duce.

E poi Annibale devo dirtelo: in paese sono convinti che Elio sia stato ucciso e vogliono far dire una messa alla sua memoria.

No, fermati! Non piangere. Io non ci credo e non ci devi credere nemmeno tu!

Ma perché ti dico queste cose oggi che è domenica e dovremo rendere grazie al nostro Signore.

Se Elio fosse morto lo sentire, sono sua madre. È stato nel mio corpo, ha preso il latte da questo seno, l’ho tenuto in braccio giorno e notte… abbiamo un legame troppo forte e lo sentirei se non facesse più parte di questo mondo. Questo vale per Elio, per Giovanni e anche per Oliviero: per tutti i nostri figli.

Stai tranquillo Annibale e smettila di piangere, non volevo rattristarti in un giorno di festa come quello di oggi.

Guardami Annibale, segui quello che dico? Allora ascoltami ancora, senza piangere.

Parlano di morti, parlano di deportazioni, dicono di tutto di più ma non pensano che dietro ogni persona c’è una famiglia, non si rendono conto del male che fanno a parlare così: se Elio fosse morto lo sentirei e io non lo sento Annibale, per cui stai tranquillo!

Certo accetterei qualunque cosa il nostro Signore decida.

Quando i tedeschi hanno preso Elio e Oliviero per portarli chissà dove, l’ho accettato con difficoltà perché non lo trovavo giusto. Perché pagare un prezzo così alto noi che non abbiamo mai fatto male a nessuno?

Che colpa hanno i nostri figli se hanno deciso di non piegarsi al regime di Mussolini? Nessuna colpa!

E quale potere si arrogano per prenderli, portarli via, privarli di ogni diritto? Portare via i nostri figli che sono le persone più buone di questo mondo.

Annibale non lo dico perché sono i nostri figli, lo dico perché è vero!

Il mio Oliviero… Ancora mi ricordo quando è nato: grosso come un capretto… quanto mi ha fatto soffrire durante il parto.

E tu? Ti vedevo affacciarti dalla porta di continuo mentre stavo partorendo; quanto eri in apprensione! Era pur sempre il nostro primo figlio…

Oliviero quando è diventato grande aveva sempre un pensiero per ciascuno di noi: mangiava solo le verdure più dure lasciando a noi e ai suoi fratelli quelle più tenere. Credeva che non ce ne accorgessimo; ogni suo gesto era dettato da un amore incredibile. Amava il podere quanto noi e il nostro cane Lampo era la sua ombra e ancora lo sta aspettando sulla porta.

Quando l’hanno portato via, i nazisti e le camicie nere, Oliviero ha avuto il coraggio di guardarmi sorridendo. Anche in quel momento voleva farmi stare tranquilla. Ancora ho davanti a me i suoi occhi luccicanti che mi guardano con tutta la tenerezza del mondo.

Annibale no! Non piangere per i nostri figli… ti ripeto che sono vivi.

Mettiamoci a tavola e festeggiamo questa giornata di festa dopo essere stati alla Santa messa.

Pensa a Elio. Il suo viso rotondo, la sua voglia di ridere, la sua energia. Anche se era il più piccolo riusciva a essere il collante di tutta la famiglia. Aveva una parola buona per ciascuno di noi. Lavorava come dieci muli, mangiava anche per due.

Ti ricordi Annibale? Che appetito aveva quando tornava dai campi? A volte era capace di mangiare tre piatti di minestra e non si saziava nemmeno…

Quando i fascisti della Repubblica sociale lo hanno imprigionato a Firenze e lo hanno costretto ad arruolarsi era riuscito a scappare e rientrò giusto quando nacque il nostro vitellino. Sembrava un segno del destino, un disegno divino.

Lui si presentò sulla porta del fienile non appena il vitellino era nato e noi, che non ci eravamo accorti della sua presenza, continuavamo a pulire il fienile; non lo avevamo nemmeno riconosciuto subito… quanto mi ha emozionato quel momento.

Ma quando lo hanno portato via i nazifascisti la seconda volta no… non mi sembrava possibile. Ma perché tutto questo odio? Il mondo non sarebbe meglio se non esistessero persone malvagie? Perché permettiamo tutto questo?

Non ci pensiamo più Annibale! Non piangiamo ancora, io ho finito le lacrime ma tu vedo che ne hai ancora.

Non piangere Annibale, siamo io e te e dobbiamo essere forti.

E se non tornasse nessuno dei nostri tre figli? Oddio ma che sto dicendo, ti prego cancella dalla mente questa mia ultima frase. Sono parole senza senso, frasi che non hanno una logica. Parole di una madre disperata e impaurita.

Tieni Annibale, un bel piatto di minestra calda come piace a te! Ci ho messo anche un poco di lardo, l’ultimo pezzetto che avevo lasciato proprio per i nostri figli.

Stamattina alla Santa messa parlavano anche di deportazioni, lavori forzati, violenze di ogni genere… saranno esagerazioni Annibale? Io ho visto come conciarono nostro figlio quando lo catturarono i fascisti: lo picchiarono come non si fa nemmeno alle bestie.

Ma che razza di persone fanno cose del genere Annibale? Non hanno una madre o un padre che li abbia educati?

Pensavamo che fosse finita la guerra con l’Armistizio… dicevano che Badoglio avrebbe sistemato tutto e invece siamo rimasti senza i nostri tre figli, con il podere che va in malora, senza animali perché siamo costretti a venderli per campare e poi siamo nella mani delle camicie nere.

Che ne sarà di noi Annibale? No scusami, non volevo allarmarti ancora.

Non ti rattristare: il fattore ha detto che ci darà ancora tempo e noi ce lo prenderemo e vedrai che nel frattempo torneranno i nostri figli. Non ci darà lo sfratto, non avrà il tempo perché torneranno tutti e tre molto presto.

I tedeschi però ormai fanno da padroni in casa nostra e i repubblichini sono peggio di loro, ma ricordati Annibale che noi abbiamo sempre abituato i nostri figli a scegliere il bene rispetto al male e sono sicura che non si metteranno nei guai e torneranno con il loro bel sorriso, con i loro occhi belli e con una gran voglia di abbracciarmi.

Io sono qui che li aspetto e non perdo la fiducia sai? Continuo ad aspettare, lo farei anche se la guerra durasse cent’anni. Aspetto, aspetto e aspetto ancora.

Anche Giovanni tornerà. Lui non è mai stato affezionato al podere e al lavoro nei campi ma nelle ultime lettere che ha scritto ha detto che gli manca la zappa e la vanga… avrebbe voglia di piantare perfino un campo di patate pur di non stare più a guidare i camion per i tedeschi. Vorrebbe tanto venire via ma dicono che non hanno autisti e se decidesse di non lavorare più per loro lo ucciderebbero.

Non lo faranno Annibale, non piangere! Pensa che oggi è un giorno di festa a non dobbiamo rattristarci.

Nell’ultima lettera Giovanni ci ha parlato anche di Josephine, ricordi? Una ragazza franco tedesca ha detto; mezza tedesca e mezza francese e che parlava pure italiano. Gente istruita, non come noi Annibale che non sappiamo nemmeno leggere e dobbiamo farci leggere le lettere dal bottegaio che non si fa mai gli affari suoi.

Ci pensi Annibale se Giovanni torna dalla guerra con un figlio e noi siamo diventati nonni nel frattempo senza saperlo? Una gioia nella sciagura sarebbe!

Già, dimenticavo che Josephine è stata uccisa dai nazisti! Un’altra morte senza senso, uccisa perché suo padre era fuggito. Povera ragazza che male avrà fatto mai per meritarsi questo? Ormai nessuno è al sicuro… nemmeno noi; quando passano gli aerei tedeschi e sganciano le bombe nel paese ci sentiamo come foglie al vento e rischiamo proprio di volare via, in un attimo.

Annibale vedo che sei stanco e ti confesso che sono stanca anch’io: i nostri tre figli sono chissà dove, noi cerchiamo di far quadrare i conti del podere e io sono ancora debilitata dalla mia malattia… pensavamo fosse un’influenza e invece era tifo!

Pensa se fossi morta! E invece all’ospedale continuavano a curarmi e io pensavo a te, al campo, agli animali, all’orto, ai nostri figli… ma quando sono tornata a casa e ti ho visto ho pensato che tu fossi l’unico uomo che avrei desiderato al mio ritorno.

Non c’è guerra che possa mettere in dubbio il valore di vivere con te Annibale, la gioia di avere avuto i nostri tre figli… e non ci sarà morte che interromperà il nostro sogno Annibale: i nostri figli vivranno, torneranno, rimetteranno a posto il podere e il fattore sarà contento del nostro lavoro e di averci dato fiducia. E noi continueremo a vivere nei loro ricordi.

Quando i nostri ragazzi torneranno ho già pensato che festeggeremo con una bella mangiata: preparerò il pane fritto che piace tanto a Elio, le tagliatelle che piacciono a Giovanni e farò trovare una montagna di ravanelli che invece sono l’ortaggio preferito di Olivero. Ma prima andremo tutti a messa a ringraziare il Signore. Non mi sentirei a mio agio a festeggiare qualcosa senza aver ringraziato prima il nostro Signore.

Annibale stai meglio? Non dire una parola tanto parlo io!

Come diceva mia mamma parlo anche per due ma voglio dire un’altra cosa: Oliviero, Giovanni ed Elio torneranno, non avere dubbi su questo, ma se nei prossimo giorni decido di far dire una messa per loro non lo faccio perché ho paura che siano morti… lo faccio per ringraziare il Signore perché sono ancora vivi.

Adesso Annibale mettiamoci a tavola anche se ormai è tutto freddo e ringraziamo il nostro Signore: i nostri figli sono vivi e stanno bene, una mamma lo sa.

Buona Domenica Annibale, Buona Domenica a te e ai nostri tre figli… ovunque essi siano.

Francesco Bianchi


Una risposta a “Il monologo teatrale “Una domenica del 1944” vince il Premio Erato al Concorso lett. “La via delle Muse””

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