Siamo nella fase avanzata della Prima guerra mondiale, iniziata da oltre tre anni, due per l’Italia. Dopo la disfatta di Caporetto l’Esercito austro ungarico tedesco avanza fino alla linea del Brenta e del Piave minacciando dunque di invadere l’intero territorio italiano.
Quello che era evidente a tutti, italiani e austro-ungarici in particolare, era che la resa dell’Italia poteva significare la vittoria della triplice Alleanza.
Qui avviene qualcosa di straordinario che ha inizia con la Prima battaglia del Piave.
Da un lato ci sono 5 divisioni asburgiche mentre dall’altro 8 divisioni del Regio esercito italiano, ridimensionate sotto la guida del nuovo capo di stato maggiore Armando Diaz, succeduto a Cadorna dopo il disastro di Caporetto.
Presenti le Armate comandate da Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, da Luigi Capello che ha un ruolo centrale nella nostra Storia fino all’avvento del fascismo, quando sarà condannato a 30 anni per l’attentato al Duce, e del comandante Gaetano Giardino.
L’avanzata germanica comandata dall’austriaco Von Below subisce una battuta d’arresto grazie al Reggimento della Brigata fanteria “Trapani” che era stata invece punita per “codardia” nel corso della decima battaglia sull’Isonzo dal “sistema Cadorna” e dalla sua esasperata giustizia militare.
Il 17 novembre, a supporto delle armate presenti sul lato italiano, in un reggimento della Brigata Gaeta furono inoltre aggregati i “ragazzi del ‘99”, precettati quando ancora non avevano 18 anni, ma che hanno anch’essi avuto un ruolo centrale nella vittoria di questa battaglia.
Vincere dopo Caporetto, la più grande disfatta della Storia, era dunque possibile?
Le parole del comandante Gaetano Giardini riescono a dare adeguata risposta:
Il soldato italiano non per virtù di provvedimenti di comando o di governo, […] ma da se e da solo, […], riprese la coscienza morale e il suo valore.
Quello che segue è il video racconto dalla durata di poco più di un minuto:

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