
Ideato sul protagonista del libro “CEFALONIA. L’ULTIMA SPERANZA”
Mi chiamo Gildo,
Sono stato un soldato del Regio Esercito e ho fatto parte della Divisione Acqui,
risulto disperso da quel settembre del 1943, quando è avvenuto l’Eccidio di Cefalonia.
La mia famiglia mi ha cercato per anni,
interi anni,
non riuscendo a capire come sia possibile perdere qualcuno senza avere idea di dove sia il corpo.
Come si può rinunciare a qualcuno che si ama senza avere la certezza di dove sia finito?
L’eccidio di Cefalonia è stata una strage davvero cruenta,coloro che erano i nostri alleati, i nostri compagni di fronte e i nostri amici sono improvvisamente diventati nostri aggressori, nostri nemici, nostri assassini.
I tedeschi avevano le idee chiare dopo l’Armistizio: noi eravamo i loro nemici e dovevamo essere eliminati mentre noi…
Noi italiani non avevamo nessuna direttiva anzi ci veniva indicato di assumere un atteggiamento di neutralità in un primo momento e addirittura di consegnare le armi ai tedeschi.
Ma il Generale Gandin disse «No, questo no!» e si rifiutò di consegnare le armi iniziando una serrata trattativa con gli ex alleati per il rientro in patria,
eppure eravamo in un rapporto di cinque italiani ogni tedesco, quindi ci trovavamo in un’importante superiorità numerica.
Le continue e contrastanti disposizioni dell’Arma però, tra cui quella di reagire solo in caso di offesa da parte dei nazisti, permisero ai nostri nuovi nemici di potenziare la loro presenza e prendere posizioni strategiche come Kardakata.
Solo il 13 di settembre ricevemmo l’ordine, da parte del Generale Rossi, di considerare le truppe tedesche come nemiche… dopo cinque giorni dall’annuncio dell’Armistizio…
Dopo ben cinque giorni…
Era ormai tardi ma, nonostante ciò, abbiamo cercato di difendere l’onore del nostro paese fino all’ultimo.
Avevamo paura?
Si, tanta: paura di non tornare a casa, paura di diventare prigionieri, paura di morire…
La lotta era impari, non avevamo supporto da parte dell’aviazione e il ventidue di settembre, il Generale Gandin, ha dovuto accettare la resa.
Il resto è storia:
una strage di un’intera divisione con 1.300 soldati caduti in battaglia,
circa 5000 soldati fucilati per rappresaglia nelle ore e nei giorni successivi alla resa,
fino a 3.000 soldati morti per l’affondamento di navi durante il trasporto nei campi di prigionia.
Una strage che forse poteva essere evitata?
Lascio a voi decidere… io intanto sono stato dichiarato disperso e non ho mai rivisto la mia famiglia.