Il monologo di Nella

Ideato sulla traccia del libro : “CEFALONIA. L’ULTIMA SPERANZA” – di F. Bianchi

Monologo di Nella per Gildo

Gildo, fratello mio, dove sei? So bene che non sei morto durante quei tremendi giorni dell’eccidio. Lo so perché non mi hanno mai inviato la tua targhetta militare, il tuo berretto d’ordinanza, le tue poche cose che custodivi con amore.

Gildo perché abbiamo perso le tue tracce? Se è vero che ci sei, allora perché non ti fai vivo: una lettera, una cartolina, un messaggio.

Oggi è tornato dalle vacanze il mio vicino di casa, Saverio. Mi ha raccontato di essere stato in un’isola greca e il mio pensiero è finito subito a te, mio caro Gildo.

Gli ho chiesto se era stato a Cefalonia o nei pressi e lui mi ha detto di no. Mi ha detto che è stato lontano da quell’isola dove abbiamo perso le tue tracce nel 1943.

Non mi sono rassegnata però, gli ho chiesto se magari avesse visto qualcuno che mi somigliava in terra greca. Gildo, ti ricordi che eravamo come due gocce d’acqua da piccoli?

Credo che ancora sia possibile rintracciarti e che magari non ricordi più come contattare la tua famiglia.

Forse hai preso una botta in testa Gildo? Durante l’eccidio un proiettile potrebbe averti colpito e potresti aver perso la memoria. Magari hai trovato una moglie, una compagna di vita, potresti avere perfino dei figli ed essere felice ma noi non ti abbiamo scordato. Io ti penso tutte le sere, quando vado a letto prego per ritrovarti ancora dopo ottant’anni.

A volte ho più malinconia del solito: quando la televisione parla dell’eccidio di Cefalonia, oppure il giorno dei tuo compleanno, o ancora quando vado alla tomba dei nostri genitori e delle nostre sorelle. Quando sento la malinconia salire prendo il tuo faldone di lettere… le ho conservate tutte, sai? Le leggo sempre e continuamente, ormai le conosco tutte a memoria.

La mia preferita Gildo? Quella di agosto 1943, quando le tue parole erano ingenue e amorevoli, non sapevi che dopo meno di un mese ci sarebbe stata una delle più crudeli stragi di militari della storia. Non potevi immaginare che i tedeschi vi bombardassero con gli Stukas e che riuscissero a sterminare un’intera divisione di militari italiani: la divisione “Acqui”. Non sapevi che a noi sarebbe iniziato un inferno, ancora non terminato, in cui siamo stati come sospesi nel vuoto, in attesa di tue notizie che non sono mai arrivate.

“Risulta disperso”: queste le parole che risuonavano continuamente nelle nostre ricerche, parole che non sono mai state sufficienti per me, parole che non rendono giustizia a un militare pronto a dare la vita per il proprio paese.

Gildo dove sei? Fratello mio, in fondo lo sento, proprio dentro di me, che tu sei ancora vivo.

Torna a casa ti prego!

Me lo devi solo per il fatto di non essermi mai rassegnata alla tua morte. Me lo devi per le lacrime che ho pianto e che ancora piango pensando a te. Me lo devi per tutto il tempo che ti ho cercato, per aver approfondito ogni lettera, per aver fatto di tutto per trovarti… me lo devi perché non ti scorderò mai finchè avrò vita.

Me lo devi perché ti voglio ancora un bene immenso.

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