Il segreto della Sarta di Parigi

Da appassionato lettore di romanzi storici, di tutti i tipi e periodi, mi arrivano tendenze, offerte e suggerimenti da librerie e piattaforme che, a volte, colgo al volo.

E’ il caso di questo romanzo storico della Valpy, tradotto in 20 lingue diverse, un successo letterario incredibile al quale ambiscono tutti coloro che scrivono. Non nascondo che cerco spesso di capire il successo di queste opere e giungo sempre alla stessa conclusione: “il successo non arriva mai per caso”.

Quando un libro raggiunge le vette delle classifiche e riesce ad imporsi nel panorama mondiale della narrativa, c’è sempre dietro una persona che sa scrivere ma soprattutto una persona curiosa… un ricercatore nel senso lato del termine.

Il segreto della sarta di Parigi” è un bel libro, si legge bene con davvero una scorrevolezza incredibile. La presenza di dialoghi, eventi storici conosciuti e di una città come Parigi sullo sfondo, rendono la lettura armonica, ininterrotta e avvincente. Non c’è una ricercatezza di lessico particolare ma, in fondo, questa facilità di lettura avvicina molto il lettore.

Mi hanno leggermente disturbato alcune casualità che ci sono nella storia: due pronipoti di due signore che avevano convissuto durante la guerra, si ritrovano casualmente nello stesso appartamento delle loro ave. Non apprezzo questo genere di coincidenze perchè talvolta appaiono forzate e, appunto, poco credibili.

Veniamo agli aspetti positivi che voglio marcare.

Oltre ad avere un tema importante di deportazione, il romanzo affronta un argomento come il suicidio e l’ereditarietà dei traumi che sono argomenti non di poco conto.

Trovo molto interessante il tema, poco affrontato, dell’ereditarietà e l’autrice evidenzia proprio, tra le sue note d’autore alla fine del libro, che “lo studio sui sopravvissuti all’Olocausto rileva che il trauma è stato trasmesso dai genitori ai figli” (Mount Sinai Hospital di New York).

Non avevo mai pensato che ci potesse essere ereditarietà dei traumi ma conosco persone che ne sono estremamente convinte. Il dibattito tra gli scienziati è comunque ancora aperto e discusso.

Nel mio piccolo, aver trovato tracce e documenti che hanno portato verità alla storia di mio nonno Elio, deportato come Internato Militare Italiano (cfr il coraggio dei vinti), mi ha davvero dato una serenità che prima non avevo.

Condivido sicuramente che quando le storie familiari non hanno lacune e carenze, è sicuramente più facile guardare al futuro: niente di incompleto è lasciato alle spalle.

Valpy, su questo concetto, ha fatto davvero un lavoro importante.

Francesco Bianchi


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