La vera storia dell’inizio del campo di Auschwitz fino all’arrivo dell’Armata rossa, dalla deportazione delle prime 999 donne slovacche fino alla lunga marcia della morte e ai problemi successivi alla liberazione.

999 giovane donne nubili che sono costrette a salire su di un treno per “lavorare a favore del governo per un periodo di tre mesi in una fabbrica di scarpe” (così lasciavano intendere i nazisti). Donne alle quali le leggi razziali avevano già precluso vari diritti, tra cui quello di studiare.

Lo stato slovacco riuscì a essere indipendente dalla Cecoslovacchia nel 1939, con l’aiuto della Germania e divenne uno stato fantoccio del terzo Reich. Furono infatti imposte leggi razziali antisemite e Jozef Tiso, il presidente, peraltro sacerdote cattolico, accolse il disegno di deportazione degli ebrei rendendo la Slovacchia il primo stato satellite ad acconsentirlo.

Un libro documentario scritto da Heater Dune Macadam, frutto di ricerche storiche e importanti testimonianze dirette e di seconda generazione.

Superstiti ancora in vita sono riuscite a ricordare, con estrema difficoltà ed emotività, il periodo deportazione e hanno provato a rimettere insieme pezzi districati e incomprensibili di un puzzle di follia nazista.

La cruda realtà di uno dei più famigerati campi di sterminio raccontata e rielaborata da coloro che l’hanno vissuta in prima persona: donne che sono riuscite a sopravvivere quattro anni all’interno del campo cercando di sfuggire a selezioni giornalieri e cercando lavori che le proteggessero dal freddo dell’inverno, dalla fame, dalle malattie e dalle sfuriate di kapò e nazisti.

Non è un libro di agevole letture per la verità che mostra ma è un libro che ci fa capire cosa avveniva all’interno di un campo di sterminio e quali fossero le dinamiche tra le deportate.

Vi lascio con le parole della deportata numero 1970 (Edith Friedman Grosman), che fanno da epilogo al libro ma che ben si ricollegano anche al romanzo IL CORAGGIO DEI VINTI:

“Caro lettore,

ti prego, devi capire che una guerra non ha mai un vincitore. Anche chi vince perde bambini e case e l’economia e tutto il resto. Non è una vittoria, quella! Una guerra è quanto di peggio possa accadere all’umanità! E’ questo che vorrei darti: farti sentire con il cuore invece che con le orecchie, per farti comprendere cosa accadde in quegli anni […]”.


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