Quando ho scelto “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, mi ha colpito l’imperativo accorato di Michela Murgia in quarta di copertina: «Leggete Le assaggiatrici. Fatelo, vi prego». Mi sono fidato. E ho fatto bene. Il Premio Campiello 2018 era già una garanzia, ma la lettura ha superato ogni aspettativa.

Il romanzo, ispirato alla vicenda reale di Margot Wölk, racconta la storia di un gruppo di donne costrette, durante la Seconda guerra mondiale, a diventare assaggiatrici dei pasti di Hitler. Tre volte al giorno devono ingerire il cibo destinato al Führer per verificarne l’assenza di veleno, sotto l’occhio vigile e minaccioso delle SS. Postorino restituisce con precisione quasi documentaria la tensione di quei momenti: «Masticavo piano, come se il veleno potesse accorgersi di me».

Le assaggiatrici di Rosella Postorino

All’interno di questo microcosmo forzato si sviluppano dinamiche complesse, fatte di diffidenza, solidarietà intermittente, rivalità sottili. Donne diversissime tra loro, accomunate però da un paradosso: mentre la guerra annienta tutto, esse continuano a cercare un residuo di femminilità, un frammento di normalità, un gesto che le riconnetta alla vita. La protagonista osserva: «Eravamo vive per caso, eppure ci ostinavamo a comportarci come se fosse una scelta».

La scrittura di Postorino è tesa, controllata, emotivamente calibrata. È uno di quei libri che si leggono con un misto di avidità e timore: la paura che finisca troppo presto. Mi sono ritrovato a tornare indietro, a rileggere pagine che mi avevano colpito, quasi a voler rallentare l’avvicinarsi dell’ultima riga. Mi aspettavo un finale lineare, forse prevedibile. Invece no: il finale sorprende, commuove, lascia un segno netto. È davvero degno di nota.

Un grazie sincero a Michela Murgia per averlo consigliato. E un grazie a Rosella Postorino per aver dato voce, con rigore e sensibilità, a una storia che meritava di essere raccontata.

Francesco Bianchi https://francescobianchiautore.com

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