Negli ottant’anni dell’Armistizio del 1943 ho voluto ripercorre le fasi della vicenda attraverso la lettura del testo di Elena Aga Rossi: “Una Nazione allo sbando”.
Spesso accade che, a una prima lettura di un testo, non si faccia caso ad alcune vicende e particolarità. Questa volta mi sono davvero appassionato alla lettura del testo: più si conoscono gli “intrighi di corte” e più si comprende quello che è successo.
Mi vorrei soffermare sul tentativo dei ministri della guerra, del re e di quasi tutto il Consiglio della Corona di smentire la firma dell’Armistizio dopo che era stato divulgato dagli Americani e da Reuters in data 8 settembre.

Con il Consiglio della Corona (organo non propriamente ufficiale) Badoglio, il re e il governo dovevano prendere una posizione in seguito della comunicazione dell’Armistizio. Per comprendere meglio dobbiamo entrare nella situazione dell’epoca con un governo italiano spaventato dalla reazione tedesca per la resa, con l’Esercito regio totalmente impreparato a difendere la città di Roma e con la mancanza di comunicazioni con i generali impegnati nei vari fronti della guerra (completamente all’oscuro della resa).
Al cosiddetto Consiglio delle Corona sono presenti il re, Badoglio, il duca d’Acquarone, Puntoni, i ministri della guerra, Carboni, Gueriglia, Ambrosio e, su richiesta di quest’ultimo, il maggiore Marchesi.
Durante i vari interventi il ministro della guerra Sorice propone di non riconoscere la firma dell’Armistizio e di rimanere a fianco dei tedeschi. Questa proposta viene poi ripresa con forza da Carboni. Si delinea quindi un fronte di maggioranza del Consiglio che propende per sfiduciare il governo Badoglio sconfessando la posizione presa con gli Alleati a Cassibile.
Quando sembrano quasi tutti convenire con questa soluzione, il maggiore Marchesi, che aveva partecipato con Castellano alla definizione dell’Armistizio, fa ben comprendere che non sarebbe conveniente non mantenere la parola data e che comunque, gli stessi tedeschi, non si sarebbero più fidati degli italiani.
Il re, dopo dieci minuti in cui chiede di rimanere da solo a riflettere, comunica di proseguire a fianco degli Alleati e invita Badoglio a recarsi agli uffici della radio a diramare il comunicato.

Direi che la situazione è stata davvero delicata.
Da quel momento inizia il periodo dell’intensa, lunga, dolorosa e agguerrita liberazione del territorio italiano: anni di sacrificio, di lotta, di tensione e di fame.


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