L’Armistizio del 1943 ha segnato un periodo particolarmente difficile per il nostro paese. Giuseppe Castellano, colui che ha firmato l’Armistizio di Cassibile su delega (sofferta) di Pietro Badoglio, ripercorre in questo libro sia gli eventi che hanno preceduto tale evento, sia il Gran Consiglio del fascismo e la notte del 25 luglio.

Andiamo per ordine: la notte del 25 luglio segna la vittoria dei dissidenti fascisti (Grandi, Ciano, De Bono…) che approvano l’ordine del giorno di Grandi in cui avviene la sfiducia del Duce. Uno dei temi più dibattuti su questo evento riguarda le motivazioni che hanno spinto Mussolini a convocare il Gran Consiglio. Potrebbe essere stato lo stesso Hitler che all’incontro di Feltre gli possa aver suggerito di convocarlo per individuare i dissidenti e procedere poi con la fucilazione ma non risulta una tesi confermata. Piuttosto la convocazione, richiesta a più voci dai gerarchi dissidenti, sarebbe servita di appoggio al Re per togliere l’incarico di governo al Duce e affidarlo ad altri, segnando l’interruzione del fascismo.

In effetti il Gran Consiglio non era un organo in grado di sfiduciare il capo del governo ma era un’assemblea interna al partito. Mussolini quando lo convocò aveva il timore che i tedeschi si aspettassero la delibera di una pace separata del paese ma non certo si aspettava che fosse il passo per la perdita del governo.

L’ordine del giorno di Grandi era comunque risaputo all’interno del partito, già aveva raccolto le firme di adesione della maggioranza ed era stato anticipato allo stesso Mussolini. Quest’ultimo non temeva tuttavia i dissidenti credendo di avere l’appoggio del Re e non ritendo invece che costituisse un passaggio fortemente voluto da Re e dal Duca d’Acquarone (suo primo consigliere).

Caduta del fascismo e nomina di Badoglio: importante e fondamentale un passaggio dello stesso Castellano che conferma la volontà di adesione di Badoglio all’incarico (che già lavorava per questo competendo con Caviglia e lo stesso Grandi) ma che specifica: “accetto l’incarico come mero esecutore della volontà del Re”.

In quest’ultima frase c’è tutta la contraddizione del Maresciallo d’Italia: non prende decisioni se non chieste dal Re e infatti nei 45 giorni famosi che precedono l’annuncio dell’Armistizio, la mancanza di scelte politiche fanno si che i tedeschi mettano in pratica il loro piano Alarico. Scendono dunque dalle Alpi molte divisioni tedesche ad occupare posti strategici del centro Nord (lasciando scoperto il Sud per motivi organizzativi).

Iniziano le trattative per l’Armistizio, Castellano è in prima persona impegnato a decidere il piano di resa che gli alleati vogliono sia esemplare e senza condizioni (in questo c’è una grande differenza tra l’atteggiamento americano e inglese, in particolare il Ministro della guerra inglese Eden è il più rigido e riesce a imporre la resa senza condizioni).

Importante ricordare un passaggio fondamentale riguardante Roma: dopo la firma dell’Armistizio, il giorno 3 settembre, gli Alleati dovevano decidere in autonomia quando renderlo pubblico mentre il governo italiano avrebbe dovuto essere pronto a supportare l’eventuale annuncio con la difesa di Roma. Il 7 settembre due generali americani (tra cui Maxwell Taylor) annunciano a Carboni (capo del servizio segreto italiano e generale a difesa di Roma) che il giorno dopo avrebbero annunciato l’armistizio con un piano di supporto militare costituito da una divisione di paracadutisti a supporto delle 6 divisioni italiane su Roma (contro solo due divisioni tedesche presenti).

Carboni va in panico: assolutamente conferma di non essere pronto, giustificando nell’assenza di carburante (fatto smentito) e di munizioni (anche questo smentito) e anche nel presidio da parte dei tedeschi di tutti i campi d’aviazione (anche questo non vero). Carboni porta i due militari a casa di Badoglio ( che stava dormendo) e, lasciandoli in attesa nell’anticamera del capo del Governo per quindici minuti, hanno avuto l’impressione che stesse dando istruzioni di confermare l’assoluta impreparazione delle forze armate di Roma alla difesa della città. Badoglio era ormai totalmente impreparato sulla questione militare e facilmente condizionabile da Carboni.

Badoglio conferma quanto detto da Giacomo Carboni e chiede di procrastinare l’annuncio dell’Armistizio: fatto non possibile perchè frutto di pianificazione di guerra.

L’8 settembre viene annunciato l’Armistizio, prima da Reuters, poi da Eisenhower. Viene indetto un Consiglio della Corona urgentissimo in cui il Re con il suo consigliere Duca d’Acquarone e tutti i ministri del governo, incluso il capo, sono presenti. Su spinta di Ambrosio partecipa anche Marchesi che ha partecipato con Castellano (attualmente in Africa con gli Alleati) alla definizione dell’Armistizio.

Il Consiglio della Corona con proposta di Sorice (uno dei Ministri della guerra) e di Carboni è in procinto di decidere di sconfessare l’Armistizio addossando la colpa a Badoglio (pronto e deciso a confermare di aver agito di sua personale iniziativa) quando Marchesi riporta alla realtà indicando che una smentita da parte dell’Italia avrebbe comportato una guerra sul territorio ancora più aspra di quella attesa.

Dopo cinque minuti in cui il Re, solo, riflette; la decisione è quella di confermare l’annuncio degli Alleati e Badoglio viene inviato alla Radio per il comunicato di resa passato alla storia.

Seguono lo scandaloso fuggi fuggi di personalità (Re, Badoglio, Ministri) dalla città di Roma lasciata indifesa nonostante il forte predominio delle forze italiane. Gli americani, a seguito dell’impreparazione delle truppe italiane, avevano altresì rinunciato ad inviare la divisione in difesa della città (d’altra parte la divisione americana doveva essere comandata dai capi militari italiani che invece non ritenevano possibile l’azione).

I tedeschi si sono trovati totalmente impreparati e, quando pensavano di abbandonare la città di Roma per minoranza di soldati, si sono ritrovati invece senza controparte e hanno intensificato la loro presenza nella capitale presidiando i punti strategici militari più importanti.

Qualche storico ha parlato di un accordo tra governo italiano e tedeschi per permettere al Re, a Badoglio e ai Ministri di fuggire indisturbati lasciandogli la città di Roma. Non sembra sia una tesi confermata rispetto ma aprirebbe una questione davvero importante sul nostro passato.

Francesco Bianchi


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