Caporetto è diventata un mito nazionale perché parla meno della battaglia e più dell’Italia, delle sue fragilità, delle sue narrazioni, dei suoi fantasmi irrisolti.
È la risposta collettiva a Caporetto, il controcanto della disfatta, il fiume che “mormorò: non passa lo straniero”.
Gli Altipiani nella Grande Guerra non furono soltanto un teatro di operazioni ma furono un paesaggio trasformato in frontiera morale…
Caporetto non fu solo una disfatta: fu uno spartiacque. Mostrò i limiti strutturali dell’Italia in guerra, ma anche la capacità di reagire e ricostruire.
La disfatta di Caporetto non fu un fulmine a ciel sereno: fu l’esito logico di un sistema che aveva consumato se stesso.
Una volta considerata festività, il 4 novembre 1918 è la data in cui li “Bollettino della Vittoria”, annunciato da Diaz, comunica la resa dell’Impero Austro-Ungarico e la vittoria dell’Itala nella Prima guerra mondiale.