La sua eredità è quella un territorio che ha resistito attraverso la partecipazione diffusa e la solidarietà.
Alla Casa delle Memorie un dialogo su come si costruisce la storia.
Non c’è proporzione, non c’è selezione, non c’è logica militare. Come ricorda Pezzino, “furono uomini comuni, non reparti speciali, a eseguire la strage, applicando le direttive di Kesselring” .
Un incontro pubblico per raccontare gli IMI tra storia, memoria e creatività
Come scrisse Piero Calamandrei, visitando il mausoleo: “In questi sepolcri è nata la nostra Costituzione.”
Il Giappone del dopoguerra comprese che la giustizia non è solo punizione, ma fondazione. Che un Paese può rinascere solo se accetta di guardare il proprio passato senza filtri.
Un Paese che non processa il proprio passato rischia di ritrovarlo, prima o poi, sotto altre forme.
La frase “il prigioniero è materiale umano” non deve mai più trovare spazio in nessun laboratorio, in nessun ospedale, in nessuna legge.
Norimberga è una conquista e una ferita: una conquista perché ha introdotto la responsabilità penale individuale; una ferita perché ha selezionato i crimini da raccontare, escludendo episodi come Cefalonia.
Il 4 aprile 1944 entra in funzione il forno crematorio, costruito in un locale dell’ex essiccatoio. Le fonti parlano di 3.000-5.000 vittime, anche se il numero esatto non sarà mai conosciuto.
Sant’Anna di Stazzema è un luogo della Resistenza con un significato profondo: la difesa della dignità umana contro la barbarie.
Cavallero fu un vero “anello di collegamento tra industria bellica, esercito e ambienti politici” durante il fascismo.
Riconoscere queste tracce non significa accusare il presente, ma comprendere il passato. Significa capire che l’immaginario coloniale non è un residuo folkloristico, ma una struttura che ha modellato il modo in cui l’Italia guarda il mondo.
Nel dopoguerra, l’Italia scelse di non guardare il proprio passato coloniale. Non fu solo una rimozione politica: fu una rimozione culturale.
La povertà non cancellava la solidarietà: la rendeva più urgente. Non cancellava l’amore: lo rendeva più essenziale.
Tigri e colonie. Un romanzo che non cerca nuovi eroi, ma restituisce presenza a chi non ha mai avuto il privilegio di essere ricordato
un modo per entrare dietro le quinte del lavoro di scrittura e, allo stesso tempo, per restituire spazio a una storia che merita di essere ascoltata con attenzione.
Lasciati attraversare da un’emozione che resta, che scava, che accompagna.
La storia dimenticata: inizia la programmazione del LANCIO di “Tigri e colonie”
Il monologo tratto da IL CORAGGIO DEI VINTI in versione integrale.