Annuncio con piacere l’apertura del pre‑order del mio nuovo romanzo, 1918 – Alla fine volarono liberi, un libro che mi accompagna da anni e che nasce dal desiderio di restituire complessità agli ultimi mesi della Grande Guerra, andando oltre le date, oltre le battaglie, oltre la retorica che spesso ha avvolto quel periodo. Al centro…
Vittorio Veneto è la vittoria che chiude un conflitto, ma apre una stagione nuova non necessariamente più pacifica
Fu il momento in cui un Paese stremato poté finalmente respirare…
Nessun altro luogo delle Dolomiti mostra così chiaramente la violenza con cui la guerra può riscrivere la geografia.
“In guerra la montagna non è mai neutrale: ti osserva, ti giudica, ti punisce”.
Caporetto è diventata un mito nazionale perché parla meno della battaglia e più dell’Italia, delle sue fragilità, delle sue narrazioni, dei suoi fantasmi irrisolti.
È la risposta collettiva a Caporetto, il controcanto della disfatta, il fiume che “mormorò: non passa lo straniero”.
Gli Altipiani nella Grande Guerra non furono soltanto un teatro di operazioni ma furono un paesaggio trasformato in frontiera morale…
Caporetto non fu solo una disfatta: fu uno spartiacque. Mostrò i limiti strutturali dell’Italia in guerra, ma anche la capacità di reagire e ricostruire.
Fu il momento in cui l’Italia scoprì quanto fosse sottile la linea che separava la resistenza dal crollo.
I diari dei soldati raccontano una quotidianità surreale: “Dormivamo nel ghiaccio, mangiavamo nel ghiaccio, pregavamo nel ghiaccio”, scrive un Kaiserjäger nel 1917.
La controffensiva degli Altipiani non fu una vittoria risolutiva ma fu sufficiente a fermare l’avanzata,
Fu un’alba verdastra e velenosa.
La disfatta di Caporetto non fu un fulmine a ciel sereno: fu l’esito logico di un sistema che aveva consumato se stesso.
Il primo grande tentativo italiano di sfondare le linee austro‑ungariche verso Gorizia.
Maggio sarà dunque un mese di studio, di memoria e di anticipazioni. Ogni articolo sarà un tassello di un mosaico più ampio, un invito a rileggere la Prima guerra mondiale non come un capitolo lontano, ma come una parte viva della nostra identità storica.
Una volta considerata festività, il 4 novembre 1918 è la data in cui li “Bollettino della Vittoria”, annunciato da Diaz, comunica la resa dell’Impero Austro-Ungarico e la vittoria dell’Itala nella Prima guerra mondiale.
Sabato 2 novembre alle ore 17:30 si terrà la conferenza “La Grande Guerra” – La storia e il diario del pratese “Ghigo”, prigioniero a Caporetto presso la Sala della Casa delle Memorie di guerra per la pace di Prato.