L’eliminazione degli intellettuali etiopi dopo l’attentato a Rodolfo Graziani del 19 febbraio 1937 fu una delle operazioni più pianificate e devastanti dell’occupazione italiana, e rappresentò un tentativo deliberato di decapitare la classe dirigente del Paese. L’attentato, compiuto da Abraham Deboch e Mogus Asghedom, offrì al regime fascista il pretesto per mettere in atto una repressione…
L’attentato contro il viceré Rodolfo Graziani, il 19 febbraio 1937, fu uno dei momenti più drammatici dell’occupazione italiana in Etiopia e rivelò la fragilità politica del progetto imperiale fascista. Quel giorno, durante la cerimonia per il “Giorno dell’Impero” al Palazzo del Guenete Leul, due giovani eritrei, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, lanciarono alcune bombe a…
La sconfitta di Adua, il 1° marzo 1896, non fu solo un disastro militare: fu un collasso politico, istituzionale e simbolico che travolse il governo Crispi e aprì una crisi profonda nello Stato liberale. Gli storici sono unanimi: Adua fu un punto di non ritorno. Come scrive Angelo Del Boca, “Adua non fu una battaglia…
Adua non è solo una sconfitta militare: è una ferita identitaria, un trauma nazionale che l’Italia non ha mai davvero guardato negli occhi. È il punto in cui il progetto coloniale italiano si schianta contro la realtà, contro un’Africa che non è passiva, non è inerme, non è “vuoto da riempire”, ma una potenza politica…
Il Trattato di Uccialli è uno di quei documenti che, a distanza di oltre un secolo, continua a pulsare come una ferita aperta nella storia coloniale italiana. Nasce come un accordo di amicizia, ma contiene dentro di sé un equivoco costruito, un inganno diplomatico che segna il punto di rottura tra due visioni del mondo:…
Il Trattato di Uccialli è uno di quei documenti che, a distanza di oltre un secolo, continua a pulsare come una ferita aperta nella storia coloniale italiana. Nasce come un accordo di amicizia, ma contiene dentro di sé un equivoco costruito, un inganno diplomatico che segna il punto di rottura tra due visioni del mondo:…
Dopo Dogali, l’Italia comprese che non poteva più limitarsi a presidiare poche posizioni costiere: se voleva restare nel Corno d’Africa, doveva espandersi, consolidare, stringere alleanze e costruire un sistema di controllo che non dipendesse solo dalle armi italiane. Fu così che prese forma una politica di collaborazione con i capi locali, soprattutto tra gli afar,…
Dogali 1887: la sconfitta che ha cambiato l’Italia, il revanscismo, Ras Alula, il passaggio della gestione della colonizzazione dal Ministero degli Esteri a quello della Guerra.
Dal momento del rilevamento di Assab da parte del governo Depretis dalla Società di Navigazione Rubattino, cambia la logica delle colonie spostando l’ambizione commerciale nella ricerca di un vero e proprio dominio militare. Assab non basta dunque più alle mire di un paese che si scopre interessato alle colonie d’Africa: è troppo piccola, troppo isolata,…
Dopo l’Unità d’Italia, quando il nuovo Stato era ancora fragile e impegnato a definire la propria identità, prese forma un’idea che avrebbe segnato profondamente la sua storia: la necessità di una “proiezione africana”. Non esisteva ancora una politica coloniale strutturata, ma esistevano già ambizioni, pressioni e attori che spingevano in quella direzione: società commerciali, esploratori,…
1. Il colonialismo che ritorna ma con una diversa forma C’è una frase che mi ripeto spesso: la storia coloniale non è un capitolo chiuso, è un codice sorgente che continua a girare sotto la superficie del presente. E oggi, mentre nuove guerre ridisegnano mappe e dipendenze, quel codice è tornato leggibile. Lo vediamo nel…
Ci sono storie che non scegli: sono loro a scegliere te. Tigri e colonie è nata così, dall’incontro con due sorelle ultraottantenni che avevano vissuto sulla propria pelle l’esperienza dei bambini italo‑libici trattenuti in Italia durante la guerra, un frammento di memoria che rischiava di scomparire con loro. Le ho ascoltate parlare con una lucidità…
La memoria non si esaurisce: si coltiva, si attraversa, si rinnova. Continueremo a farlo insieme.
la deportazione fu la più grande tragedia della storia libica moderna.
La memoria coloniale non è un capitolo chiuso: è un prisma che continua a riflettere le nostre omissioni, le nostre narrazioni e il nostro modo di guardare alla storia.
L’uso dei gas in Etiopia non è solo un crimine di guerra: è un trauma rimosso.
Debre Libanos non è solo una strage: è un trauma nazionale.
La memoria, in questo senso, non è un gesto commemorativo: è un lavoro quotidiano. Significa riascoltare le parole che abbiamo ereditato, capire da dove vengono, chiedersi chi hanno ferito e chi continuano a ferire.
Riconoscere queste tracce non significa accusare il presente, ma comprendere il passato. Significa capire che l’immaginario coloniale non è un residuo folkloristico, ma una struttura che ha modellato il modo in cui l’Italia guarda il mondo.
Nel dopoguerra, l’Italia scelse di non guardare il proprio passato coloniale. Non fu solo una rimozione politica: fu una rimozione culturale.
Raccontare il colonialismo non significa coltivare sensi di colpa, ma costruire consapevolezza.
Il cinema fu il primo grande laboratorio. I cinegiornali dell’Istituto Luce trasformavano la guerra d’Etiopia in un’avventura epica: soldati che avanzavano nel deserto, coloni che aravano terre “vergini”, città “nuove” che sorgevano dal nulla.
La propaganda non si limitava a raccontare l’Impero: lo usava per definire cosa significasse essere italiani.
“L’Italia ha faticato a riconoscere i propri crimini in Africa. Ma la storia non si cancella con il silenzio.”
“L’Italia ha faticato a riconoscere i propri crimini in Africa. Ma la storia non si cancella con il silenzio.”