Quando ho iniziato a lavorare su Tigri e colonie, non immaginavo che quel viaggio nella memoria italiana mi avrebbe portato così lontano. Tutto è nato da una domanda semplice e scomoda: che fine fecero i tredicimila bambini italo‑libici imbarcati per una vacanza di tre mesi nel maggio del 1940? Un bando fascista invitò i coloni della Libia a lasciar partire i figli per un soggiorno educativo in Italia. Otto navi salparono da Tripoli, e dal porto Mussolini pronunciò una frase che ho letto e riletto negli archivi: “Genitori italiani, siate fieri del vostro sacrificio: i vostri figli torneranno tra soli tre mesi più forti e coraggiosi di prima.” Non tornarono. O almeno, non tornarono presto. La dichiarazione di guerra trasformò quella promessa in un’assenza lunga cinque anni, fatta di spostamenti, paure, silenzi e identità sospese.

Tigri e colonie
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Nel romanzo seguo tre di quei bambini, appartenenti alla famiglia di Attilio. Le loro vicende si intrecciano con la storia più grande: le tigri indiane che avanzano sulla Linea Gustav, i partigiani della Valbormida, le tensioni e le speranze dei giorni della Liberazione. Ho cercato di raccontare non solo ciò che accadde, ma ciò che significò crescere in un mondo che cambiava troppo in fretta, mentre gli adulti erano lontani e la propaganda aveva già fatto il suo lavoro.

Scrivere questo libro è stato un modo per restituire voce a un’infanzia dimenticata, a una pagina di storia che l’Italia ha spesso preferito non guardare. Per questo ogni riconoscimento non è soltanto un premio al romanzo, ma un segnale che quella storia sta tornando a essere ascoltata.

Dopo la Menzione d’onore della giuria al Premio “La Ginestra” di Firenze, con premiazione alla Biblioteca delle Oblate, è arrivata ora un’altra notizia che mi riempie di gratitudine: Tigri e colonie si è classificato al terzo posto nella sezione “Opera Edita” della XIV edizione del Premio Letterario “Nero su Bianco – Mino De Blasio”. La cerimonia si terrà il 23 maggio 2026 a San Marco dei Cavoti, nella Sala Convegni del Comune.

Ogni volta che questo libro viene apprezzato è come se che quei tredicimila bambini – e con loro un pezzo di storia italiana – facessero un passo in più fuori dall’ombra. È il motivo per cui ho scritto questo romanzo, ed è il motivo per cui continuo a raccontarlo.

Francesco Bianchi

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Tigri e colonie: l'autore

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