Alla dodicesima edizione del Premio Albiatum, uno dei concorsi letterari più partecipati del panorama nazionale, con 1.025 opere in concorso e 149 titoli di narrativa edita, Tigri e colonie di Francesco Bianchi è stato premiato come terzo classificato nella sezione Narrativa edita. La cerimonia si è svolta sabato, presso l’auditorium di Albiate, alla presenza degli autori finalisti, della giuria e del pubblico che ha riempito la sala.
Il riconoscimento arriva in un’edizione particolarmente competitiva, segnata da una forte presenza di opere che intrecciano memoria, ricerca storica e impegno civile. In questo contesto, Tigri e colonie si è distinto per la capacità di riportare alla luce una pagina rimossa della storia italiana: la vicenda dei tredicimila bambini italo‑libici allontanati dalle famiglie durante il regime fascista, un episodio che per decenni è rimasto ai margini del racconto nazionale.
La motivazione della giuria, firmata da Cinzia Luigia Cavallaro, sottolinea così il valore dell’opera:
Per l’intensità narrativa con cui restituisce una pagina poco conosciuta della storia italiana, intrecciando memoria privata e tragedia collettiva in un affresco umano di grande efficacia emotiva. Attraverso la vicenda dei tredicimila bambini italo‑libici allontanati dalle famiglie durante il regime fascista, Francesco Bianchi dà voce a un dolore sommerso e a una memoria storica rimasta troppo a lungo ai margini del racconto nazionale. La scrittura, limpida e partecipe, evita ogni retorica e costruisce personaggi vivi, credibili, profondamente umani, capaci di incarnare le contraddizioni di un’epoca segnata da propaganda, guerra e sradicamento. Ne nasce un romanzo corale di forte valore civile, che unisce rigore storico e sensibilità narrativa, ricordandoci come la letteratura possa ancora illuminare le zone dimenticate della coscienza collettiva.

Il premio ad Albiate conferma il percorso di Tigri e colonie, già accolto con attenzione da lettori, studiosi e realtà impegnate nella tutela della memoria storica. Il romanzo si inserisce nel lavoro dell’autore dedicato a restituire complessità alle storie dimenticate, intrecciando ricerca archivistica, testimonianze e una scrittura capace di trasformare la documentazione in narrazione viva.


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