Sabato scorso, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, una delle sedi istituzionali più prestigiose di Messina, ho vissuto uno dei momenti più intensi del mio percorso di autore e memorialista. Il mio monologo I nomi che il mare non restituisce, dedicato alla Divisione Acqui e all’Eccidio di Cefalonia, ha vinto il Premio “La via delle Muse” – III edizione 2026 – per la sezione “Monologhi teatrali”.

E mentre salivo sul palco, mentre ascoltavo la motivazione della giuria, ho sentito non solo una gratitudine profonda ma anche un senso di responsabilità che cresce ogni volta che la memoria trova ascolto.

La giuria, mentre pronunciava la motivazione,ha detto che “La riflessione sulla memoria, sul dovere di ricordare e sulla speranza di non dimenticare mai è toccante e universale”.

Mentre ascoltavo, avevo davanti agli occhi i volti dei partecipanti del mio corso all’Università dell’Età Libera di Firenze, cinque lezioni da due ore nell’a.a. 2025/2026 dedicate proprio all’Eccidio di Cefalonia. Ricordo i loro silenzi, le domande, la commozione che attraversava la sala quando pronunciavo i nomi dei soldati della Acqui. È lì che il monologo è nato: non da un tavolo di lavoro, ma da un’aula piena di emozione.

Prima di quella esperienza era nato anche il mio libro “Cefalonia, l’ultima speranza”, che ha aperto un percorso di ricerca che continua a trasformarmi.

Essere a Messina, in quella sala così carica di storia, e vedere la giuria emozionarsi per un testo che parla di memoria, di assenza, di dignità, è stato come chiudere un cerchio: la voce dei soldati della Acqui, almeno per un momento, era tornata a farsi ascoltare.

Questo riconoscimento è un punto d’arrivo ed è parte di un cammino che porto avanti da anni, tra ricerca, scrittura e memoria civile: da Tigri e colonie, che indaga le rimozioni della storia coloniale italiana, fino a 1918 – Alla fine volarono liberi, dedicato ai soldati e ai prigionieri della Grande Guerra.

Ogni libro, ogni lezione, ogni monologo nasce dallo stesso impulso: ridare dignità a ciò che è stato dimenticato.trova ascolto, diventa un atto d’amore.

Francesco Bianchi

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