Tigri e colonie è un libro che non urla, non sgomita, non cerca scorciatoie ma cammina… lo fa lentamente e inesorabilmente. E’ un romanzo che ha scelto la strada più difficile, quella della memoria vera, delle storie dimenticate, delle voci che non hanno mai avuto un microfono.
Eppure, passo dopo passo, ha trovato lettori, riconoscimenti, ascolto. Negli ultimi mesi il libro ha raccolto premi importanti, che testimoniano la sua forza narrativa e civile (Premio Speciale della Giuria – Victoria 3.0, Terzo posto al Premio Albiatum, Terzo posto al Premio Nino Blasio – Nero su bianco, Terzo posto al Premio Lilly Brogi, Terzo posto a La Quercia del Myr, Secondo posto al Premio Il Narratore e altri ancora).

E ora un’altra tappa: l’11 luglio sarò premiato in una splendida città siciliana per un componimento letterario. Un riconoscimento che arriva da lontano, geograficamente e simbolicamente, e che conferma una cosa semplice: quando si lavora sulla memoria, la memoria risponde e lo fa in maniera accorata.
Inoltre se non hai ancora letto Tigri e colonie fallo adesso perché a settembre uscirà il mio nuovo libro: un romanzo diverso, nato da un diario manoscritto ritrovato dopo decenni, intrecciato alla storia del bisnonno di un amico e alla storia del mio bisnonno. Un’altra pagina dimenticata, un’altra voce che torna a chiedere ascolta e per la prima volta non parlo di Seconda guerra mondiale ma di Grande guerra.

Perché ho scritto sulla Grande guerra? I miei libri non sono una serie, non seguono un filo narrativo unico ma hanno un filo etico: la Memoria. Quando una storia mi attraversa e mi colpisce non riesco a fermarmi, non riesco a tenerla dentro, devo necessariamente scrivere, riportarla alla ribalta, non dimenticarla.
E allora, se non avete ancora letto Tigri e colonie, questo è il momento. Prima che settembre arrivi, prima che un’altra storia dimenticata chieda il suo posto, prendetelo e leggetelo.
Vi stupirà! Ne sono sicuro.

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