-
Dogali 1887: sconfitta shock che ha cambiato l’Italia – il trauma coloniale, la crisi del governo e l’ascesa del revanscismo nazionale Dogali, 26 gennaio 1887. Cinquecentoquarantotto soldati italiani cadono sotto i colpi delle truppe di Ras Alula, e in quel momento l’Italia scopre la propria fragilità. La notizia arriva a Roma come un colpo sordo,…
-
Dogali 1887: la sconfitta che ha cambiato l’Italia, il revanscismo, Ras Alula, il passaggio della gestione della colonizzazione dal Ministero degli Esteri a quello della Guerra.
-
Tigri e colonie è un libro che non urla, non sgomita, non cerca scorciatoie ma cammina… lo fa lentamente e inesorabilmente. E’ un romanzo che ha scelto la strada più difficile, quella della memoria vera, delle storie dimenticate, delle voci che non hanno mai avuto un microfono. Eppure, passo dopo passo, ha trovato lettori, riconoscimenti,…
-
Quando l’Italia sbarca a Massaua il 5 febbraio 1885, non conquista una città vuota: entra in un mondo già vivo, stratificato, cosmopolita. Massaua è un porto arabo‑africano, abitato da tigrini, sahò, afar, mercanti yemeniti, funzionari egiziani, viaggiatori ottomani. È un crocevia del Mar Rosso, un luogo dove si parla amarico, tigrino, arabo, turco. L’Italia arriva…
-
Dal momento del rilevamento di Assab da parte del governo Depretis dalla Società di Navigazione Rubattino, cambia la logica delle colonie spostando l’ambizione commerciale nella ricerca di un vero e proprio dominio militare. Assab non basta dunque più alle mire di un paese che si scopre interessato alle colonie d’Africa: è troppo piccola, troppo isolata,…
-
Quando ho iniziato a scrivere Tigri e colonie, non immaginavo che quel lavoro di memoria – nato da una ferita storica quasi rimossa – avrebbe trovato così tanti lettori, così tanti luoghi, così tante voci pronte a riconoscerne il valore. Ogni premio, ogni segnalazione, ogni invito pubblico è diventato per me una conferma: questa storia…
-
Dopo l’Unità d’Italia, quando il nuovo Stato era ancora fragile e impegnato a definire la propria identità, prese forma un’idea che avrebbe segnato profondamente la sua storia: la necessità di una “proiezione africana”. Non esisteva ancora una politica coloniale strutturata, ma esistevano già ambizioni, pressioni e attori che spingevano in quella direzione: società commerciali, esploratori,…
-
1. Il colonialismo che ritorna ma con una diversa forma C’è una frase che mi ripeto spesso: la storia coloniale non è un capitolo chiuso, è un codice sorgente che continua a girare sotto la superficie del presente. E oggi, mentre nuove guerre ridisegnano mappe e dipendenze, quel codice è tornato leggibile. Lo vediamo nel…
-
Ogni anno il Premio Ricordi di Guerra e Liberazione mi ricorda che la memoria non è un esercizio del passato, ma un ponte che continua a costruirsi, generazione dopo generazione. Anche la terza edizione, quella del 2025/2026, mi ha restituito questa certezza con una forza che non mi aspettavo. Quest’anno abbiamo premiato due lavori molto…
-
Vittorio Veneto è la vittoria che chiude un conflitto, ma apre una stagione nuova non necessariamente più pacifica
-
Fu il momento in cui un Paese stremato poté finalmente respirare…
-
Ci sono storie che non scegli: sono loro a scegliere te. Tigri e colonie è nata così, dall’incontro con due sorelle ultraottantenni che avevano vissuto sulla propria pelle l’esperienza dei bambini italo‑libici trattenuti in Italia durante la guerra, un frammento di memoria che rischiava di scomparire con loro. Le ho ascoltate parlare con una lucidità…
-
Nessun altro luogo delle Dolomiti mostra così chiaramente la violenza con cui la guerra può riscrivere la geografia.
-
“In guerra la montagna non è mai neutrale: ti osserva, ti giudica, ti punisce”.
-
Il Monte Grappa è entrato nella memoria nazionale: non solo come teatro di battaglie durissime, ma come luogo in cui l’Italia, dopo essere precipitata nell’abisso di Caporetto, riuscì a fermare l’avanzata nemica.
-
Ogni volta che questo libro viene apprezzato è come se che quei tredicimila bambini facessero un passo in più fuori dall’ombra.
-
Caporetto è diventata un mito nazionale perché parla meno della battaglia e più dell’Italia, delle sue fragilità, delle sue narrazioni, dei suoi fantasmi irrisolti.
-
Amos Pampaloni rimane una figura che non si lascia addomesticare. La sua storia attraversa Cefalonia come una lama: netta, tagliente, incapace di piegarsi alla retorica. Ufficiale d’artiglieria della Divisione Acqui, non appartiene alla categoria degli eroi costruiti dopo. È un uomo che sceglie, e la sua scelta pesa. Quando l’8 settembre frantuma ogni certezza, Pampaloni…
-
È la risposta collettiva a Caporetto, il controcanto della disfatta, il fiume che “mormorò: non passa lo straniero”.
-
Antonio Gandin rimane una figura che sfugge alle semplificazioni, e proprio per questo continua a interrogare la nostra memoria. Alla guida della Divisione Acqui non fu né l’eroe scolpito nel dopoguerra né il burocrate esitante che certa storiografia ha voluto vedere. Fu un generale cresciuto nella disciplina monarchica, educato a un’idea di obbedienza che nel…
-
Da quando Tigri e colonie è uscito, continuo a ripetermi che nessuna storia arriva davvero da sola: bisogna accompagnarla, difenderla, portarla davanti agli occhi di chi ancora non la conosce. Eppure, nonostante i riconoscimenti che stanno arrivando – il Premio Speciale della Giuria al Victoria 3.0, il terzo posto al Nero su Bianco – Mino…
-
Gli Altipiani nella Grande Guerra non furono soltanto un teatro di operazioni ma furono un paesaggio trasformato in frontiera morale…
-
Caporetto non fu solo una disfatta: fu uno spartiacque. Mostrò i limiti strutturali dell’Italia in guerra, ma anche la capacità di reagire e ricostruire.
-
Fu il momento in cui l’Italia scoprì quanto fosse sottile la linea che separava la resistenza dal crollo.
-
I diari dei soldati raccontano una quotidianità surreale: “Dormivamo nel ghiaccio, mangiavamo nel ghiaccio, pregavamo nel ghiaccio”, scrive un Kaiserjäger nel 1917.























