Il dibattito acceso che ha accompagnato il Mondiale 2026 – dalle pressioni politiche sulla revisione della squalifica del giocatore statunitense, fino alle dichiarazioni del presidente USA Donald Trump che hanno alimentato un clima di interferenza istituzionale sul torneo – ha riportato alla memoria un precedente storico spesso citato ma raramente analizzato con rigore: il Mondiale…
L’eliminazione degli intellettuali etiopi dopo l’attentato a Rodolfo Graziani del 19 febbraio 1937 fu una delle operazioni più pianificate e devastanti dell’occupazione italiana, e rappresentò un tentativo deliberato di decapitare la classe dirigente del Paese. L’attentato, compiuto da Abraham Deboch e Mogus Asghedom, offrì al regime fascista il pretesto per mettere in atto una repressione…
L’attentato contro il viceré Rodolfo Graziani, il 19 febbraio 1937, fu uno dei momenti più drammatici dell’occupazione italiana in Etiopia e rivelò la fragilità politica del progetto imperiale fascista. Quel giorno, durante la cerimonia per il “Giorno dell’Impero” al Palazzo del Guenete Leul, due giovani eritrei, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, lanciarono alcune bombe a…
Dopo la conquista dell’Etiopia, il razzismo e l’apartheid divennero l’architettura portante del dominio italiano in Africa Orientale. Il fascismo trasformò la vittoria del 1936 in un laboratorio di segregazione, costruendo un sistema di violenze, gerarchie razziali e separazioni spaziali che non aveva equivalenti nella Libia pre‑pacificazione. In Libia, infatti, la repressione fu brutale — deportazioni…
Nel 1935 l’Italia fascista scatenò contro l’Etiopia una guerra che fu, prima di tutto, una guerra chimica. L’uso massiccio dell’iprite trasformò il conflitto in un laboratorio di violenza proibita, violando apertamente il Protocollo di Ginevra del 1925 che l’Italia stessa aveva firmato. L’iprite non era una novità: era stata usata nella Prima guerra mondiale, a…
Dopo Adua, l’Africa orientale italiana non era solo un fallimento militare: era una ferita politica che metteva a nudo tutte le fragilità dello Stato liberale. La sconfitta del 1° marzo 1896 travolse il governo Crispi, già minato da scandali che avevano eroso la sua credibilità ben prima della disfatta. Il primo era la gestione opaca…
Ci sono momenti dell’anno in cui gli impegni pubblici non sono soltanto date da segnare in agenda, ma diventano l’occasione per guardare con un po’ più di attenzione al percorso che si sta facendo, alle storie che si portano in giro, alle memorie che continuano a chiedere ascolto. Il 27 giugno sarò ad Albiate al…
La sconfitta di Adua, il 1° marzo 1896, non fu solo un disastro militare: fu un collasso politico, istituzionale e simbolico che travolse il governo Crispi e aprì una crisi profonda nello Stato liberale. Gli storici sono unanimi: Adua fu un punto di non ritorno. Come scrive Angelo Del Boca, “Adua non fu una battaglia…
Il Trattato di Uccialli è uno di quei documenti che, a distanza di oltre un secolo, continua a pulsare come una ferita aperta nella storia coloniale italiana. Nasce come un accordo di amicizia, ma contiene dentro di sé un equivoco costruito, un inganno diplomatico che segna il punto di rottura tra due visioni del mondo:…
Una serata per ripercorrere la storia dei tredicimila bimbi libici dimenticati.
Dopo Dogali, l’Italia comprese che non poteva più limitarsi a presidiare poche posizioni costiere: se voleva restare nel Corno d’Africa, doveva espandersi, consolidare, stringere alleanze e costruire un sistema di controllo che non dipendesse solo dalle armi italiane. Fu così che prese forma una politica di collaborazione con i capi locali, soprattutto tra gli afar,…
Dogali 1887: la sconfitta che ha cambiato l’Italia, il revanscismo, Ras Alula, il passaggio della gestione della colonizzazione dal Ministero degli Esteri a quello della Guerra.
Dal momento del rilevamento di Assab da parte del governo Depretis dalla Società di Navigazione Rubattino, cambia la logica delle colonie spostando l’ambizione commerciale nella ricerca di un vero e proprio dominio militare. Assab non basta dunque più alle mire di un paese che si scopre interessato alle colonie d’Africa: è troppo piccola, troppo isolata,…
Quando ho iniziato a scrivere Tigri e colonie, non immaginavo che quel lavoro di memoria – nato da una ferita storica quasi rimossa – avrebbe trovato così tanti lettori, così tanti luoghi, così tante voci pronte a riconoscerne il valore. Ogni premio, ogni segnalazione, ogni invito pubblico è diventato per me una conferma: questa storia…
Dopo l’Unità d’Italia, quando il nuovo Stato era ancora fragile e impegnato a definire la propria identità, prese forma un’idea che avrebbe segnato profondamente la sua storia: la necessità di una “proiezione africana”. Non esisteva ancora una politica coloniale strutturata, ma esistevano già ambizioni, pressioni e attori che spingevano in quella direzione: società commerciali, esploratori,…
1. Il colonialismo che ritorna ma con una diversa forma C’è una frase che mi ripeto spesso: la storia coloniale non è un capitolo chiuso, è un codice sorgente che continua a girare sotto la superficie del presente. E oggi, mentre nuove guerre ridisegnano mappe e dipendenze, quel codice è tornato leggibile. Lo vediamo nel…
Ogni anno il Premio Ricordi di Guerra e Liberazione mi ricorda che la memoria non è un esercizio del passato, ma un ponte che continua a costruirsi, generazione dopo generazione. Anche la terza edizione, quella del 2025/2026, mi ha restituito questa certezza con una forza che non mi aspettavo. Quest’anno abbiamo premiato due lavori molto…
Vittorio Veneto è la vittoria che chiude un conflitto, ma apre una stagione nuova non necessariamente più pacifica
Ogni volta che questo libro viene apprezzato è come se che quei tredicimila bambini facessero un passo in più fuori dall’ombra.
Antonio Gandin rimane una figura che sfugge alle semplificazioni, e proprio per questo continua a interrogare la nostra memoria. Alla guida della Divisione Acqui non fu né l’eroe scolpito nel dopoguerra né il burocrate esitante che certa storiografia ha voluto vedere. Fu un generale cresciuto nella disciplina monarchica, educato a un’idea di obbedienza che nel…
Da quando Tigri e colonie è uscito, continuo a ripetermi che nessuna storia arriva davvero da sola: bisogna accompagnarla, difenderla, portarla davanti agli occhi di chi ancora non la conosce. Eppure, nonostante i riconoscimenti che stanno arrivando – il Premio Speciale della Giuria al Victoria 3.0, il terzo posto al Nero su Bianco – Mino…
I diari dei soldati raccontano una quotidianità surreale: “Dormivamo nel ghiaccio, mangiavamo nel ghiaccio, pregavamo nel ghiaccio”, scrive un Kaiserjäger nel 1917.
È grazie a voi se la memoria continua a muoversi, a trasformarsi, a vivere.
Nel tempo in cui l’Europa torna a fare i conti con la guerra ai suoi confini, l’eredità di Rosa Genoni ci ricorda che il pacifismo non nasce dall’ingenuità, ma dalla responsabilità.
La memoria non si esaurisce: si coltiva, si attraversa, si rinnova. Continueremo a farlo insieme.