Norimberga è una conquista e una ferita: una conquista perché ha introdotto la responsabilità penale individuale; una ferita perché ha selezionato i crimini da raccontare, escludendo episodi come Cefalonia.
Lo storico fiorentino Enzo Collotti ricordava che “la Resistenza non fu solo un movimento armato, ma un movimento sociale”.
Montecassino non è solo un luogo della Seconda guerra mondiale: è un crocevia di memorie, un punto in cui la storia europea si è concentrata con una violenza inaudita.
Il 4 aprile 1944 entra in funzione il forno crematorio, costruito in un locale dell’ex essiccatoio. Le fonti parlano di 3.000-5.000 vittime, anche se il numero esatto non sarà mai conosciuto.
Sant’Anna di Stazzema è un luogo della Resistenza con un significato profondo: la difesa della dignità umana contro la barbarie.
Oggi, camminare per Montecarotto significa attraversare un paese che porta ancora i segni di quei giorni.
Cavallero fu un vero “anello di collegamento tra industria bellica, esercito e ambienti politici” durante il fascismo.
La memoria, in questo senso, non è un gesto commemorativo: è un lavoro quotidiano. Significa riascoltare le parole che abbiamo ereditato, capire da dove vengono, chiedersi chi hanno ferito e chi continuano a ferire.
Riconoscere queste tracce non significa accusare il presente, ma comprendere il passato. Significa capire che l’immaginario coloniale non è un residuo folkloristico, ma una struttura che ha modellato il modo in cui l’Italia guarda il mondo.
Nel dopoguerra, l’Italia scelse di non guardare il proprio passato coloniale. Non fu solo una rimozione politica: fu una rimozione culturale.
La propaganda non si limitava a raccontare l’Impero: lo usava per definire cosa significasse essere italiani.
Le case vuote non erano solo luoghi di mancanza ma anche luoghi di resistenza quotidiana.
La povertà non cancellava la solidarietà: la rendeva più urgente. Non cancellava l’amore: lo rendeva più essenziale.
Tigri e colonie. Un romanzo che non cerca nuovi eroi, ma restituisce presenza a chi non ha mai avuto il privilegio di essere ricordato
un modo per entrare dietro le quinte del lavoro di scrittura e, allo stesso tempo, per restituire spazio a una storia che merita di essere ascoltata con attenzione.
Un incontro adatto a chi ama le storie vere, quelle che scavano e restano.
Perché la Memoria, per vivere, ha bisogno di voci. E i ragazzi, per diventare cittadini consapevoli, hanno bisogno di incontrarle.
Parleremo di Storia, delle sue ferite ancora aperte e delle memorie che resistono al tempo,
La memoria è un monito che ci obbliga a guardare le tragedie di oggi con la stessa lucidità con cui ricordiamo quelle di ieri.
Un nuovo corso a primavera 2026.