La storia del tessile pratese e della Grande Guerra è fatta più di connessioni strutturali che di singoli episodi clamorosi, e proprio per questo è stata a lungo sottovalutata: alla vigilia del 1914 Prato era già un distretto laniero maturo, costruito nel corso dell’Ottocento da famiglie e imprenditori che avevano trasformato la lavorazione della lana…
A Prato la memoria della Grande Guerra si legge ancora oggi nei luoghi che hanno stratificato il lutto, la mobilitazione e la retorica civile del primo Novecento: il campo sportivo “Vittorio Veneto”, inaugurato il 4 novembre 1923, fu concepito come spazio pubblico dedicato ai caduti, unendo sport, educazione e memoria; l’ormai scomparso asilo infantile “Vittorio…
Vittorio Veneto è la vittoria che chiude un conflitto, ma apre una stagione nuova non necessariamente più pacifica
Fu il momento in cui un Paese stremato poté finalmente respirare…
Nessun altro luogo delle Dolomiti mostra così chiaramente la violenza con cui la guerra può riscrivere la geografia.
È la risposta collettiva a Caporetto, il controcanto della disfatta, il fiume che “mormorò: non passa lo straniero”.
Fu il momento in cui l’Italia scoprì quanto fosse sottile la linea che separava la resistenza dal crollo.
I diari dei soldati raccontano una quotidianità surreale: “Dormivamo nel ghiaccio, mangiavamo nel ghiaccio, pregavamo nel ghiaccio”, scrive un Kaiserjäger nel 1917.
La controffensiva degli Altipiani non fu una vittoria risolutiva ma fu sufficiente a fermare l’avanzata,
La Strafexpedition sconvolse il fronte italiano perché fu la prima grande offensiva austro‑ungarica.
Fu un’alba verdastra e velenosa.
Una volta considerata festività, il 4 novembre 1918 è la data in cui li “Bollettino della Vittoria”, annunciato da Diaz, comunica la resa dell’Impero Austro-Ungarico e la vittoria dell’Itala nella Prima guerra mondiale.