Sempre in secondo piano rispetto alla successiva e più recente guerra, la Prima guerra mondiale ha, al suo interno, dinamiche molto interessanti che la rendono interesse di studio.

Si tratta di una guerra che ha scatenato un’accesa dialettica, se non scontro, tra interventisti e neutralisti. Considerata infatti come l’occasione finale di un Italia irredente, figure di ampio spessore culturale come Gabriele D’Annunzio, diventarono cassa di risonanza per diffondere la necessità di entrare in guerra e riprendere i territori di Trento e Trieste.

Mussolini, direttore dell’”Avanti”, passò dalla posizione di neutralista, in linea con il partito, alla posizione di intervento deciso con la perdita della direzione del giornale, l’uscita dal partito e la fondazione de “Il popolo d’Italia” foraggiato dal governo Salandra, da inglesi e francesi ma anche dalle aziende che avrebbero tratto profitto dalla guerra. Arrivò in poco tempo alle 80.000 copie.

La guerra poi totalmente condizionata dalle scelte del Generale Cadorna, uomo di grande esperienza ma di scarsa attualità, deciso a non confondersi con la politica. Ha seguito, nonostante le ingenti perdite di uomini e le sconfitte al fronte, la teoria di un uomo solo al comando e senza valutare mai la possibilità di sbagliarsi. Ancora oggi parliamo di cadornismo, anzi è molto di attualità, per parlare di qualcuno che non ammette sbagli propri ma si giustifica addossando la responsabilità agli altri.

Caporetto, la sconfitta più grave della storia, ancora oggi una ferita aperta per gli errori di Cadorna ma anche di Badoglio, a capo dell’artiglieria che non rispose all’invasione austro ungarica sull’Isonzo perchè lui stesso aveva preteso di dover dare il comando di “Avanti Savoia”. A causa delle linee telefoniche saltate il comando non partì mai e l’artiglieria fu catturata insieme alle armi, cannoni e mezzi.

L’ascesa di Diaz, uomo di poca esperienza sul campo ma capace di rinvigorire lo spirito delle truppe che sembrava perso, di riprendere in mano la strategia di guerra e attualizzarla, di rigenerare la fiducia dei soldati fino all’impresa finale: la vittoria di Vittorio Veneto.

Parleremo sopratutto del “Diario di Ghigo“, un pratese che diventò un prigioniero di guerra austro-ungarico a Caporetto e che girò mezza Europa in condizioni estreme. Dopo aver percorso l’Europa dell’Est riuscì a tornare a casa passando dalla Turchia e dalla Grecia.

L’evento, curato da ANCR sezione di Prato, avrà tra i relatori il prof. Francesco Venuti, storico, e Francesco Bianchi. Le letture saranno invece curate da Maria Pia Fiaschi.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *