Quando ho scritto Tigri e colonie, non volevo soltanto raccontare una storia. Volevo restituire voce a chi non l’ha mai avuta. Volevo che quei tredicimila bambini italo‑libici deportati nel 1940, cancellati dalla memoria ufficiale, tornassero finalmente a esistere. Non come numeri, ma come vite. Come nomi. Come respiri interrotti troppo presto.

Molti lettori mi hanno detto che questo romanzo “fa male e fa bene allo stesso tempo”. Forse è vero. Fa male perché riapre una ferita che l’Italia ha preferito dimenticare. Fa bene perché, una volta aperta, quella ferita può finalmente guarire.

Ho ricevuto premi e riconoscimenti per questo libro, e ne sono grato. Ma la cosa che mi emoziona di più è quando qualcuno mi scrive: “Non conoscevo questa storia. Adesso non potrò più dimenticarla.” È per questo che l’ho scritto. Perché la memoria non è un museo: è un passaggio di testimone.

E poi ci sono loro, le tigri indiane arrivate in Italia negli anni della guerra. Soldati volontari decisi a liberare un paese molto diverso dal proprio, simboli di forza e sopravvivenza. Ho voluto che fossero accanto ai bambini deportati perché rappresentano ciò che nessun regime, nessuna violenza, nessuna deportazione può spegnere: la dignità, la resistenza, la vita che continua a lottare anche quando tutto sembra perduto.

Mi rivolgo soprattutto a tutti coloro che danno un senso alla Memoria. A chi non ha vissuto quegli anni, ma eredita comunque il peso delle loro ombre. Questo libro è per voi. Perché conoscere il passato non è un esercizio scolastico: è un atto di libertà. È il modo più potente per non ripetere gli stessi errori.

Se deciderete di leggere Tigri e colonie, vi prometto una cosa: non troverete solo un romanzo storico. Troverete un viaggio. Troverete dolore, sì, ma anche bellezza. Troverete ingiustizia, ma anche coraggio. Troverete una storia che non chiede pietà, ma ascolto.

E forse, alla fine, capirete perché certe memorie non possono più restare in silenzio. Perché appartengono a tutti noi. E perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di ricordare.


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