La Libia entra nella storia italiana nel 1911, ma prima ancora di diventare un territorio conteso è un mosaico complesso di poteri locali, tribù, confraternite religiose e reti di influenza che l’Italia liberale conosce poco e interpreta male. La Tripolitania è dominata da grandi famiglie urbane, notabili, commercianti, clan che controllano i traffici e mantengono…
Una serata per ripercorrere la storia dei tredicimila bimbi libici dimenticati.
Quando ho iniziato a scrivere Tigri e colonie, non immaginavo che quel lavoro di memoria – nato da una ferita storica quasi rimossa – avrebbe trovato così tanti lettori, così tanti luoghi, così tante voci pronte a riconoscerne il valore. Ogni premio, ogni segnalazione, ogni invito pubblico è diventato per me una conferma: questa storia…
Il film resta un prodotto cinematografico piacevole, ma lontano dalla verità documentaria che emerge dalle ricerche di Meyer, Aga Rossi e Patricelli.
Italiani dovete morire rimane così un testo che non pretende di chiudere il dibattito, ma di riaccenderlo.
«Cefalonia non fu un’eccezione, ma parte di un modello di violenza»
«una storia che è stata raccontata più volte, ma non sempre nella sua verità documentaria»
Una rimozione che non nasce nel presente ma che è un prodotto del dopoguerra e alle necessità geopolitiche di quel momento storico.
La Milano che subisce, la Milano che resiste, la Milano che giudica.
La sua eredità è quella un territorio che ha resistito attraverso la partecipazione diffusa e la solidarietà.
Alla Casa delle Memorie un dialogo su come si costruisce la storia.
Un incontro pubblico per raccontare gli IMI tra storia, memoria e creatività
Lo storico Claudio Pavone, nel suo lavoro sulla guerra civile, ricordava che “la scelta morale precede la scelta politica”. A Porta San Paolo questa verità è evidente. Chi combatté quel giorno non lo fece per un ordine, ma per una responsabilità.
Il Giappone del dopoguerra comprese che la giustizia non è solo punizione, ma fondazione. Che un Paese può rinascere solo se accetta di guardare il proprio passato senza filtri.
Un Paese che non processa il proprio passato rischia di ritrovarlo, prima o poi, sotto altre forme.
La frase “il prigioniero è materiale umano” non deve mai più trovare spazio in nessun laboratorio, in nessun ospedale, in nessuna legge.
Norimberga è una conquista e una ferita: una conquista perché ha introdotto la responsabilità penale individuale; una ferita perché ha selezionato i crimini da raccontare, escludendo episodi come Cefalonia.
Lo storico fiorentino Enzo Collotti ricordava che “la Resistenza non fu solo un movimento armato, ma un movimento sociale”.
Cavallero fu un vero “anello di collegamento tra industria bellica, esercito e ambienti politici” durante il fascismo.
Nel dopoguerra, l’Italia scelse di non guardare il proprio passato coloniale. Non fu solo una rimozione politica: fu una rimozione culturale.