In questi giorni, tra Prato e la Val di Bisenzio, la memoria non è stata un rito da calendario, ma una presenza viva, condivisa, necessaria. E questo, oggi, vale più di qualsiasi celebrazione.
La memoria, in questo senso, non è un gesto commemorativo: è un lavoro quotidiano. Significa riascoltare le parole che abbiamo ereditato, capire da dove vengono, chiedersi chi hanno ferito e chi continuano a ferire.
Riconoscere queste tracce non significa accusare il presente, ma comprendere il passato. Significa capire che l’immaginario coloniale non è un residuo folkloristico, ma una struttura che ha modellato il modo in cui l’Italia guarda il mondo.
Nel dopoguerra, l’Italia scelse di non guardare il proprio passato coloniale. Non fu solo una rimozione politica: fu una rimozione culturale.
Tigri e colonie non è soltanto un romanzo storico: è un invito a ricordare, a interrogarsi, a riconoscere le zone d’ombra del passato per comprendere meglio il presente.
Tigri e colonie. Un romanzo che non cerca nuovi eroi, ma restituisce presenza a chi non ha mai avuto il privilegio di essere ricordato
Parleremo di Storia, delle sue ferite ancora aperte e delle memorie che resistono al tempo,
Lasciati attraversare da un’emozione che resta, che scava, che accompagna.
La memoria è un monito che ci obbliga a guardare le tragedie di oggi con la stessa lucidità con cui ricordiamo quelle di ieri.
Un nuovo corso a primavera 2026.
La storia dimenticata: inizia la programmazione del LANCIO di “Tigri e colonie”
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Classificato al quarto posto al Premio Nazionale città di Cattolica 2025